La flessibilità su un piatto d’argento

Il punto sulla situazione dei riders in Belgio

di Sandrino Graceffa Amministratore Delegato del gruppo SMart

Deliveroo_strike-1 

Gli ultimi mesi dell’anno hanno visto accendersi forti polemiche attorno ai comportamenti delle aziende di food delivery in Belgio. 

SMart Belgio lavora da molti anni nel settore, garantendo ai riders delle varie aziende la possibilità di fatturare attraverso la cooperativa ed essere così assunti con un contratto che garantisce migliori tutele sociali e un salario minimo. Tuttavia, il Governo Federale Belga ha approvato nel corso degli ultimi mesi diverse misure di revisione della fiscalità generale che hanno permesso ad aziende come Deliveroo di trovare il pretesto per sganciarsi da questi obblighi e reintrodurre una situazione di deregulation, a scapito dei lavoratori.

Il 2 novembre davamo una prima notizia di questo processo con questo articolo. Il 3 febbraio scorso l’AD di SMart, Sandrino Graceffa, è intervenuto sulle colonne del giornale «L’Echo» per fare di nuovo il punto (purtroppo negativo) sulla questione. L’articolo che traduciamo qui sotto si può leggere in francese a questo link.

L’attualità socio-economica di questi ultimi giorni ci ha ricordato una volta di più quanto la politica sia spesso incapace di guardare alle cose in prospettiva e quanto sia succube delle decisioni delle grandi aziende. Fin qui niente di nuovo, né di direttamente imputabile all’attuale governo [del Belgio, ndt]: cose di questo tipo si ripetono da decenni, con governi di tutti i colori.

Ciò che è inquietante in questa vicenda, tuttavia, per non dire costernante, è che alcuni attori economici stanno piegando le normative vigenti ai loro scopi senza che i poteri pubblici dicano nulla, né si rendano conto della portata delle conseguenze sociali di queste azioni. L’ampio sostegno dato dal Governo federale belga a Deliveroo perché venisse riconosciuta come una piattaforma di economia collaborativa è un ottimo esempio di tutto questo. Anzi, direi che è la prova che esiste una volontà condivisa da entrambe le parti di sconvolgere (loro dicono “rendere flessibile”) il mercato del lavoro.

 

Un guscio vuoto

Scegliendo di non stabilire precisi limiti di applicazione del concetto di “economia collaborativa”, il Governo federale belga ha creato un guscio normativo vuoto, che, di fatto, fa gli interessi di determinati attori economici invece di scommettere su una reale condivisione o una collaborazione equilibrata tra tutti.

È indicativa in questo senso una scena che si è svolta la settimana scorsa, al Forum Economico Mondiale di Davos. Dopo aver annunciato (era il 16 gennaio) l’apertura di un’inchiesta per fare chiarezza sugli obblighi sociali di Deliveroo rispetto alla normativa sul diritto del lavoro, e nel contesto del conflitto attuale tra l’azienda e i suoi riders, il Ministro federale del lavoro, Kris Peeters a Davos ha deciso di incontrare la vice-presidente di Deliveroo, Thea Rogers. L’incontro è stato qualificato da entrambe le parti come “costruttivo” e la portavoce di Deliveroo ha anche aggiunto: “abbiamo rafforzato una volta di più la nostra posizione (sic), ovvero che l’azienda vuole mettere fine al compromesso tra la flessibilità che i riders vogliono e la sicurezza che meritano. Siamo molto felici di poter lavorare a fianco del Governo per raggiungere questo obiettivo”.

Al di là di quella che è una mera strategia comunicativa, Deliveroo si sta facendo forte del fatto di essere stata riconosciuta come piattaforma collaborativa nel quadro della nuova legge del governo (e tutto questo con la complicità del governo), usando per di più lo specchietto per le allodole dell’incremento dei risultati: “dopo l’annuncio di aver ricevuto un riconoscimento come piattaforma di economia collaborativa, 250 persone hanno fatto domanda per lavorare con Deliveroo”.

deliveroo_cartelli

Contraddizione

Eppure, sembra esserci una contraddizione fondamentale tra Deliveroo e la normativa sull’economia collaborativa adottata nell’estate del 2016 dal Ministro federale dell’agenda digitale, Alexander De Croo, che prevede una serie di condizioni per poter ottenere i benefici fiscali propri di questo regime. Infatti, la legge “De Croo” è pensata per regolamentare i servizi che si scambiano tra soggetti singoli, i quali si accordano autonomamente sul contenuto e sul prezzo dello scambio al di fuori di ogni quadro di attività professionale e sulla base di una convenzione che concordano attraverso l’uso di una piattaforma. Il modello Deliveroo, invece, prevede che l’organizzazione dello scambio sia completo appannaggio dall’azienda, perciò è molto lontano da questa situazione.

Il ciclofattorino di Deliveroo non negozia nulla con il cliente e addirittura le due parti non si conoscono tra loro se non alla fine dell’operazione. L’atto principale e iniziale che il cliente opera attraverso la piattaforma consiste nell’ordinare da mangiare a un ristoratore. Per il resto, il prezzo della corsa non è liberamente concordato tra il cliente e il rider, ma è fissato da Deliveroo a 2,5€, cifra inferiore a quella corrisposta come pagamento a chi la consegna. Inoltre, è sempre Deliveroo a pagare premi e bonus, che attribuisce del resto in modo unilaterale… per giunta chiamandoli “salario” (ci sono le immagini)!

Ma non è tutto. Il sostegno offerto dal Governo federale alle piattaforme di economia collaborativa (nell’accezione così ampia che se ne dà nella legge) si estende anche ai rischi (esigui) cui le stesse piattaforme vanno incontro. Nel nostro esempio, invece, sono i riders ad assumersi tutto il rischio se accettano di far passare questa forma di remunerazione sotto la voce “economia collaborativa”. C’è il rischio, infatti, che il fisco e l’INASTI [l’equivalente dell’INPS in Belgio, ndt.] constatino l’uso fraudolento delle agevolazioni e riclassifichino i loro redditi come redditi professionali, sottoponendoli quindi all’IVA e al regime del lavoro autonomo, con relative aliquote e contributi.

Inutile proseguire: l’uso che Deliveroo fa della legge “De Croo” (analogamente ad altre piattaforme come UberEats) è chiaramente fraudolento e squilibrato. Scarica tutti i rischi sui ciclofattorini, che addirittura vengono indotti in errore riguardo l’applicazione del regime di “economia collaborativa”.

Tuttavia, questo processo di deregulation è solo all’inizio. Un altro progetto di legge che defiscalizzava di modo ancora più forte (fino a 6000 euro all’anno) tutta una serie di attività sarebbe già in vigore al giorno d’oggi, se non fosse stato temporaneamente congelato per opera di una procedura per conflitto di interessi e per rischi di sconvolgimento del mercato aperta dalla Commissione Comunitaria Francese (COCOF).