La migliore soluzione possibile per questi tempi precari

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Abbiamo intervistato il grande teorico e attivista dell’economia della condivisione Michel Bauwens, che ha da poco cominciato una residenza di tre anni a SMart Belgio. Gli abbiamo chiesto che cosa pensa di SMart e come vede il futuro dei lavoratori freelance. Pubblichiamo questo testo in occasione del dibattito “Lavoro e mutualismo” che si terrà a Roma, negli spazi dell’Atelier Autogestito ESC, questo mercoledì 28 marzo.

 

Lei passerà a SMart i prossimi tre anni nell’ambito di un programma di “residenza intellettuale”, per così dire. Com’è nato questo progetto?

Direi che è nato da un incrocio tra due percorsi diversi. Il percorso di SMart, con la sua storia, la sua recente internazionalizzazione al livello europeo e la sua transizione verso la forma cooperativa dopo l’arrivo di Sandrino Graceffa alla presidenza, da un lato. Dall’altro il mio lavoro ormai decennale sul modello dei commons. Non so bene quale sia stata la causa scatenante di questo incontro, ma so che a un certo punto Sandrino ha cominciato a chiedermi di tanto in tanto di intervenire agli incontri e ai seminari organizzati da SMart, soprattutto quelli legati al grande evento della transizione verso il modello della cooperativa. Io all’inizio non conoscevo né SMart né Sandrino, però il colpo di fulmine intellettuale (e militante) è scoppiato subito. Ho avuto l’impressione di aver trovato finalmente la forza sociale di cui sentiamo tanto la mancanza in Europa: l’auto-organizzazione del precariato, che è la forza sociale del futuro nel nostro continente, nella misura in cui si sostituisce alla classe operaia come agente di cambiamento, anche perché quest’ultima è ormai localizzata essenzialmente nel sud del mondo e in Cina. Perciò credo che questo incontro tra me e Graceffa non è stato solo un incontro tra due persone, ma tra due forme di espressione. Quella del movimento dei lavoratori autonomi e precari, da un lato, e quello della nuova forma di coscienza sociale che rappresenta il movimento dei commons, dall’altro. Sono due facce della stessa medaglia.

Quali sono le linee di tendenza e le possibili evoluzioni della sharing economy oggi? Ci aspetta un futuro di utopie o di distopie?

È sempre impossibile “prevedere” il futuro dell’umanità, perciò possiamo parlare solo di scenari. Davanti a noi abbiamo due linee di tendenza, che però non vanno viste come incompatibili fra loro, ma anzi si contaminano continuamente l’una con l’altra in una realtà ibrida e di transizione di cui è difficile prevedere l’esatta composizione. Da una parte vediamo che l’economia della condivisione sta tirando fuori un volto accentratore e commerciale, che potremmo chiamare “capitalismo webarchico”, fortemente estrattivo e deleterio per il benessere dei lavoratori di cui si serve. Dall’altra parte c’è una tenenza più solidale, che si esprime attraverso il cosiddetto platform cooperativism, il cooperativismo di piattaforma che sia io che SMart sosteniamo. La questione perciò non è tanto se si è ottimisti o pessimisti, ma quanto si è “combattivi”, per usare una definizione di Stiegler. A questo aggiungerei il fatto che in generale è importante sempre provare a costruire qualcosa di nuovo, e non limitarsi a tenere una posizione meramente critica e resistenziale. Le “forme embrionali” che costruiamo oggi tra grandi difficoltà saranno le forme che determineranno il modo in cui faremo le cose domani. Quando un sistema è in declino, le alternative che emergono sono necessariamente portatrici di un’altra logica, che è la logica del nuovo sistema che si appresta a sostituire il vecchio.

A parte questo, se c’è una cosa che ci può far guardare al futuro con ottimismo è che, nella storia, l’auto-organizzazione solidale è sempre stata la chiave per sottrarsi allo sfruttamento (pensiamo alle gilde medievali e ai sindacati dell’era operaia). Ogni volta che una civiltà ha oltrepassato i limiti della biocapacità del suo territorio è scoppiata una rivoluzione frugale e solidale. La difficoltà di oggi è che la crisi ambientale che ha colpito la nostra disponibilità di risorse e ha prodotto il cambiamento climatico coinvolge tutto il pianeta, quindi è più difficile contrastarla. Ma una ragione di più per sviluppare alternative che utilizzino meno risorse e massimizzino la soddisfazione dei bisogni umani. È questa la necessità della nuova svolta mutualistica, che si contrappone alle piattaforme estrattive che stanno impoverendo le popolazioni e distruggendo la reciprocità sociale con il loro modello competitivo. I tassisti di Uber sono costretti a vagare per ore nella città in cerca di nuovi clienti, proprio perché non esiste una divisione solidale del lavoro.

Come giudica l’esperienza di mutualismo cooperativo cui SMart partecipa?

La giudico molto positivamente e per questo ho accettato la proposta di collaborazione avanzatami da Sandrino Graceffa. Le nostre società sono segnate da una divisione tra lavoratori dipendenti e garantiti e lavoratori precari, spesso “freelance”. La questione oggi si riduce a quest’alternativa: o sei un lavoratore protetto ma totalmente subalterno, oppure sei un imprenditore di te stesso e ti assumi tutti i rischi, in un settore dove solo il 20% dei lavoratori autonomi riesce a garantirsi autonomamente forme di tutela sociale. Senza parlare del fatto che tantissimi lavoratori precari sono in realtà delle finte partite iva, vittime del processo di esternalizzazione dei rischi da parte delle aziende. Per questo l’idea che ha avuto SMart, di creare una nuova categoria di “lavoratori autonomi” e di fornire loro tutele attraverso il meccanismo dell’intermediazione fiscale con i datori di lavoro, non solo è geniale, ma anche quanto mai necessaria. Inoltre, il fatto che la cooperativa utilizzi il capitale generato dai suoi soci (attraverso le quote) per garantire servizi mutualistici alla collettività dei soci è un altro valore aggiunto del modello di SMart, che mi sembra paragonabile a quello che aveva il sindacato per gli operai del XIX secolo. Sul lungo termine è necessario riformare il welfare per far sì che non ci siano più disparità di trattamento tra le diverse categorie di lavoratori, e che più nessuno sia precario. In attesa di questa grande trasformazione, però, SMart è la migliore soluzione possibile, anche se è imperfetta perché manca la volontà da parte dei datori di lavoro di pagare il resto degli oneri connessi con una piena riforma del welfare. I precari continuano a essere penalizzati, nonostante gli sforzi di SMart, insomma. Ed è proprio questa battaglia che Sandrino Graceffa e gli operatori e le operatrici della cooperativa stanno tentando di portare avanti. Sono molto contento di essere entrato a far parte di questa grande lotta per la giustizia sociale.

Di recente lei e Sandrino Graceffa avete cominciato un lavoro a quattro mani. Di cosa vi occuperete, nello specifico?

Ci sono tantissime cose da fare, anche troppe forse. Ma noi siamo molto determinati. Il nostro primo cantiere comune è quello del commonfare di cui parlavo prima, ma ci stiamo anche occupando del lato “narrativo” di questa battaglia e di elaborare strategie di convergenza tra l’economia emergente dei commons e il modello di intermediazione con il datore di lavoro di tipo mutualistico. E, ancora, lavoriamo sull’espansione di SMart in altri paesi d’Europa e, se possibile, del resto del mondo; sull’elaborazione di un progetto di ecosistema collaborativo per le cooperative di piattaforma, pensato per ora come una rete tra tre città: Bruxelles, Berlino e Barcellona. Stiamo anche riflettendo su come creare un think tank dei commons, da mettere in piedi entro i prossimi tre anni. Insomma, molta carne al fuoco… Lavorare con Sandrino è molto stimolante per me, perché lui riesce nella rara arte di combinare le qualità del leader con quelle del manager, e inoltre è una persona dalle forti convinzioni per l’economia solidale. La cosa che apprezzo di più di lui è l’onestà, comunque. L’onestà di un dirigente che non si nasconde le mancanze del sistema attuale di SMart, che non pecca mai di eccessivo ottimismo ed è fortemente convinto che per andare avanti si debba continuare a combattere. E comunque una serie di cose è già riuscito a realizzarle come, come per esempio l’espansione europea della cooperativa…

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