SMart Belgio e i ciclofattorini: che succede?

In Belgio Deliveroo lascia a piedi i ciclofattorini grazie alla deregulation. Impegniamoci perché non accada anche in Italia.

SMart ha in Belgio un raggio d’azione molto più ampio che in Italia: i suoi soci lavorano infatti anche al di fuori dei settori dell’arte e della creatività.

In particolare SMart ha cominciato a lavorare con i ciclofattorini alla fine del 2015, quando alcune centinaia di riders hanno chiesto di poter entrare in cooperativa. Poiché le condizioni proposte dalle piattaforme non erano tutelanti, SMart ha allora avviato una trattativa con i due committenti presenti in Belgio, Deliveroo e Take Eat Easy, che ha portato nell’aprile 2016 a un accordo per garantire tutele previdenziali, assicurative e salariali. In virtù di queste garanzie, quando nel 2016 Take Eat Easy è fallita i ciclofattorini hanno potuto beneficiare del fondo di garanzia di SMart, che ha versato a proprie spese compensi per un totale di 360.000 €.

Il 25 ottobre scorso, in Belgio, la piattaforma Deliveroo ha reso nota l’intenzione di interrompere a partire dal 2018 la collaborazione con SMart, che – caso unico in Europa – finora aveva garantito ai soci ciclofattorini una forma di impiego contrattualizzato come lavoro dipendente con le conseguenti tutele di tipo previdenziale e assistenziale.

I fattorini torneranno così nelle fila del regime del lavoro autonomo, o della cosiddetta “auto-imprenditorialità”, senza più garanzia di salario minimo, senza accesso alla disoccupazione, alla pensione, a un’assicurazione contro gli infortuni. Perderanno insomma tutte quelle tutele che SMart aveva negoziato per loro, e verranno pagati “a cottimo”, ossia a consegna.

La decisione di Deliveroo è stata favorita anche da un progetto di legge del governo Belga che sottrae a fiscalità e contribuzione i redditi da lavoro autonomo fino a 6000€: uno scenario che interessa in modo particolare i cosiddetti platform workers. Un apparente vantaggio per i lavoratori nel breve periodo, ma che mette a rischio la loro possibilità futura di avere accesso a pensioni e assistenza.

Deliveroo, messa nelle condizioni di poterlo fare, ha semplicemente scelto la soluzione che le consente di massimizzare il profitto.

In Belgio si è persa così un’importante occasione di riconoscere le necessità ed i bisogni concreti di una classe di lavoratori in costante aumento: non sono solo i riders, ma anche i grafici, i fotografi, gli uffici stampa ai quali sempre più spesso è imposta una flessibilità delle condizioni di lavoro che si risolve in un’erosione graduale dei loro diritti. A nostro avviso, le istituzioni dovrebbero invece farsi carico di questi bisogni e tradurli in un quadro legale tutelante e professionalizzante, riconoscendone le specificità.

Per questo motivo in Italia SMart sostiene la necessità di rivedere al più presto la legislazione sul lavoro, per evitare che si verifichino scenari analoghi a quello belga e introdurre strumenti per compensare la precarietà e la discontinuità che caratterizzano sempre più il mondo del lavoro.

Sta suscitando interesse e dibattito la proposta avanzata dal Senatore Pietro Ichino “Disposizioni in materia di lavoro autonomo mediante piattaforma digitale”, che potrebbero applicarsi in realtà a tutti i lavoratori autonomi, anche operanti al di fuori delle piattaforme.

La posizione di SMart, condivisa con ACTA (l’associazione italiana dei freelance) è contenuta nel  documento di sintesi “Note alla proposta di legge Ichino” i cui dettagli si possono leggere qui. Il documento ha dato vito a uno scambio tra Donato Nubile (SMart), Anna Soru (ACTA) e Ichino, pubblicato in seguito sul sito del Senatore.

Il punto centrale è la tesi che SMart sostiene da sempre: la necessità di andare oltre la tradizionale distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato per arrivare ad un sistema di protezione che tuteli il lavoro in tutte le sue forme.

Nell’ordinamento attuale, SMart auspica di poter utilizzare il contratto intermittente al di fuori dai limiti ora vigenti: in questo modo la cooperativa riuscirebbe ad estendere anche a molti lavoratori autonomi i vantaggi ora tipici del lavoro dipendente.

Quel che è accaduto in Belgio tra SMart e Deliveroo dimostra che l’azione di uno o più soggetti virtuosi non è sufficiente se non viene sostenuta da un quadro legislativo adeguato. In Italia il dibattito intorno ai platform workers ruota ancora intorno alla natura autonoma o subordinata dei ciclofattorini e non va al cuore del problema: comunque li si definisca, si tratta di lavoratori senza tutele. E non bisogna dimenticare che accanto a questi lavoratori che indossano divise dai colori accesi ce ne sono moltissimi che sfuggono alla nostra vista ma che affrontano gli stessi problemi: grafici, programmatori, videomaker, freelance di ogni settore, indipendentemente dal fatto che le loro occasioni di lavoro giungano o meno da una piattaforma. Per questo un intervento normativo che si rivolga solo ai platform workers e si dimentichi questa crescente fetta del lavoro autonomo sarebbe miope e insufficiente. 

PER APPROFONDIRE

Il testo integrale del documento di SMart e ACTA sulla proposta Ichino

Il comunicato stampa in versione scaricabile

Ufficio stampa: Riccardo Antoniucci antricca@gmail.com | +39 340 7642693

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