Vademecum per lavoratori dello spettacolo




Come lavorare nel mondo dello spettacolo senza partita IVA, senza dover aprire per forza un’associazione o un ente giuridico e nel rispetto di tutte le norme.

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Dal tecnico del suono a quello delle luci, dall’attore al regista, il lavoro dello spettacolo è questione di arte, dedizione e di passione. Ma è anche questione di burocrazia. Niente di grave: le carte, i moduli e i contratti fanno parte di ogni professione e servono anche a fornire tutele e garanzie a chi lavora. Però la burocrazia ha un costo. Non solo economico, perché porta via tempo e rischia di distogliere dalla parte più attiva e dinamica del proprio lavoro.

Chi frequenta professionalmente il mondo dello spettacolo conosce bene l’obbligo del certificato di agibilità. Prendiamo la descrizione che ne dà l’INPS: «Il legislatore, considerate le specificità che caratterizzano lo svolgimento delle prestazioni lavorative nel settore dello spettacolo, ha ritenuto strutturare una tutela rafforzata per i lavoratori appartenenti a determinate categorie artistiche e tecniche attraverso la previsione del certificato di agibilità di cui devono essere munite le imprese che intendano avvalersi delle prestazioni di detti soggetti (cfr. artt. 6, 9 e 10 del D.Lgs.C.P.S. n. 708/1947)». Questa legge, risalente al 1947, costituisce strumento per rafforzare le tutele degli artisti e dei tecnici del settore della musica, del teatro e dello spettacolo dal vivo in generale, ma chi è del settore sa che spesso si trasforma in un adempimento difficile da svolgere per chi lo deve rilasciare. Infatti, continua la legge, «L’obbligo del possesso del certificato di agibilità ricade sull’impresa che ha direttamente scritturato lavoratori dello spettacolo […]. Qualora le imprese operanti nel campo dello spettacolo non scritturino direttamente i lavoratori dello spettacolo, ma operino in forza di contratti stipulati con soggetti occupanti lavoratori appartenenti alle suddette categorie, le stesse imprese dovranno accertare preventivamente che tali soggetti siano muniti del certificato di agibilità».

Detto in altri termini, adempiere a quest’obbligo non è sempre diretto compito del committente, ovvero il teatro o il festival che acquista lo spettacolo, ma piuttosto del “datore di lavoro” che struttura i lavoratori: per esempio dell’associazione culturale della compagnia cui fanno capo gli artisti. Che si sia una piccola associazione territoriale o un’affermata compagnia che gira l’Europa, gestire i certificati di agibilità richiede tempo, risorse e figure professionali dedicate: un responsabile amministrativo che si occupa di certificati, contratti e buste paga, e poi un commercialista che comunichi i dati al fisco. E tutto questo ha un costo.

Per rispondere a questi problemi è nata SMart: l’acronimo di Società Mutualistica per Artisti dice già molto sulle finalità e le ragioni di questa cooperativa nata in Belgio nel 1998 e attiva in nove Paesi europei, tra cui l’Italia dal 2013. Un giorno (presumibilmente uggioso!) a Bruxelles, un gruppo di artisti e lavoratori dello spettacolo dal vivo ha deciso di mettere insieme le forze per creare una struttura in grado di facilitare la vita burocratica degli artisti, sotto il profilo fiscale e dell’accesso a quelle tutele che il lavoro autonomo o precarizzato non riusciva a garantire. La storia di SMart Belgio è riassunta qui (in francese).

Come funziona nella pratica?

Le attività e i vantaggi di SMart sono ben descritti in questa pagina. Valgono per gli artisti e per i tecnici dello spettacolo ma anche per tutte le categorie di freelance (grafici e traduttori, per esempio), ma risultano particolarmente efficaci nel caso del lavoro nello spettacolo. Perché? Perché SMart si comporta come un vero e proprio intermediario tra le parti: da un lato garantisce l’assunzione degli artisti, aumentando le loro tutele, e dall’altro emette fattura ai committenti. Per il lavoratore non c’è bisogno della partita IVA, e per la compagnia non c’è più l’obbligo di fondare un’associazione per lavorare, con il conseguente risparmio di costi, tra cui quello del commercialista. Inoltre, in qualità di “datore di lavoro” è SMart a farsi carico l’onere di aprire le agibilità ed emettere le buste paga, liberando l’associazione e i singoli lavoratori da questa pesante incombenza: un bel vantaggio sia per l’impresa che per gli artisti!

Ma non solo: per SMart è anche possibile diventare co-produttore dello spettacolo, il che permette anche alle associazioni già costituite di ricorrere ai suoi servizi affidandogli gli oneri della gestione amministrativa degli artisti.

Il tipo di contratto che viene stipulato tra SMart e il singolo lavoratore dello spettacolo è il classico intermittente, ovvero un contratto a tempo determinato a chiamata, che può durare anche tutta la stagione e si attiva soltanto quando si lavora effettivamente.

Come già detto, gli oneri della gestione amministrativa dei contratti e della fatturazione al committente (anche quella elettronica!) e delle buste paga sono tutte a carico di SMart, e questo servizio costa l’8,5% del fatturato al netto dell’IVA.

Inoltre qualunque cosa accada, la cooperativa garantisce il saldo dei pagamenti in data certa, ovvero il 10 del mese successivo a quello di inizio attività, a prescindere che il committente abbia già pagato o meno. E quindi, sì: rientra nei compiti di SMart anche occuparsi del recupero crediti (e non costa nient’altro che quell’8,5% di trattenuta dal fatturato di cui abbiamo già parlato)… Poi c’è la parte bella del lavoro. È quella che rimane agli artisti!

P.s. SMart non è solo pratiche e procedure, ma anche una comunità di consulenti che seguono dall’inizio alla fine la tua attività. Vienici a trovare a una delle nostre sessioni di infopoint oppure contattaci qui.