Incontrare, connettere, produrre

Intervista ad Alberto Roveroni, managing director di LePark

 

Un coworking, anzi un Music Hub Art Lab per musicisti che funziona anche da talent garden. Due spazi a Milano, uno a Berlino e tanti progetti in mente a partire dal prossimo settembre. Abbiamo incontrato Alberto Roveroni, tra i fondatori del progetto LePark, per farci raccontare questa esperienza che promette di facilitare la vita di moltissimi musicisti (e tecnici). E con cui SMart ha stretto una partnership di formazione e di facilitazione dei costi dei serivizi.

Com’è nato il progetto di LePark?

In modo casuale… e semplice, come tutte le cose casuali. Ho iniziato lavorando a lungo nel settore della produzione musicale, in Italia e all’estero, muovendomi tra vari generi (elettronica, pop, colonne sonore…). Tornato a Milano ho iniziato tre anni fa una collaborazione con B-BEng, l’azienda italiana leader nella realizzazione di spazi modulari insonorizzati. Da qui è nata un rapporto professionale che mi ha permesso di usare il mio background per declinare in una maniera innovativa le esigenze di promozione di Boxy: LePark è nato così. LePark è una produzione B-BEng, uno spazio, anzi, oggi una serie di spazi, che nasce come showroom dei prodotti di Boxy ma che da subito evolve e si trasforma in molto di più. In uno spazio polifunzionale che offre agli artisti servizi professionali ad alto profilo, oltre a uno spazio di co-working e di collaborazione per far circolare le idee. In questo senso, mi sembra che LePark risponda alle esigenze più attuali di musicisti e artisti in generale…

Quali sono queste esigenze?

Volendo schematizzare, si può dire che la musica ha avuto fino a qualche tempo fa tre diversi ordini di grandezza, in termini di produzione. Da un lato c’era la musica prodotta nei mega-studi di registrazione delle major, con un livello di tecnologia (e di qualità) altissimo. Al polo opposto c’erano i piccoli studi fatti in casa, il “fai da te” indipendente, per così dire. E in mezzo c’era una vasta e diffusa rete di studi di medie dimensioni, che facevano un po’ da cinghia di trasmissione tra i due. Questi studi sono stati a lungo la spina dorsale della produzione musicale, ma, negli ultimi anni, proprio questa fascia intermedia è stata colpita dalla crisi, a favore di una polarizzazione della scena produttiva, tanto che la categoria degli studi “medi” oggi rischia seriamente di scomparire. Le cause di questa trasformazione sono due. Da una parte, il progresso tecnologico ha reso molti strumenti, prima proibitivi, alla portata di tutti, dall’altra si sono ridotti drasticamente i budget delle produzioni musicali (tutti, in maniera trasversale) e quindi molti artisti si sono ritrovati a dover fare tutto da soli.

Insomma, per scelta o per necessità, si è creata una sorta di produzione “nomade”, che può essere un grande elemento di libertà ma rappresenta anche un problema per gli artisti…

 

Schermata 2018-07-03 alle 00.10.51E Le Park come risponde a questo problema?

Le Park è proprio il tentativo di dare un’alternativa ai musicisti nomadi. È innanzitutto uno luogo che offre spazi di lavoro sul modello del coworking, a costi contenuti e molto competitivi sul mercato. Non solo postazioni da scrivania, ma anche e soprattutto studi di registrazione audiovisivo, una regia… tutto con nello stile della domotica e con materiali della società Boxy.

Ma comunque Le Park non è solo questo. A parte fornire servizi, vogliamo che i nostri spazi funzionino anche da incubatore culturale.

 

Ovvero?

Uno spazio di coworking è già per definizione un posto dove la gente si incontra, dove ogni giorno puoi conoscere professionisti diversi e magari può nascere l’idea di mettere insieme le forze e dare vita a un progetto nuovo. Chiaramente noi valorizziamo il più possibile questo aspetto, ma vogliamo anche fare di più. Stiamo lanciando un nuovo progetto per creare un vero e proprio incubatore per giovani talenti, che non sarà legato soltanto alle città dove abbiamo una sede [attualmente: Milano (2 spazi), Berlino, e Los Angeles in apertura, ndr] ma sarà sparpagliato il più possibile capillarmente sul territorio nazionale.

E come intendete fare?

Con il concetto di village (o di gatekeeper, ancora non abbiamo deciso il nome definitivo…). Vogliamo metterci in rete con una serie di realtà, istituti e, in generale, luoghi di produzione e incontro per i musicisti che sono già attivi nella promozione di talenti sul territorio e usarli per avviare dei processi di selezione di artisti, ma anche di scambio e connessione, per aiutare giovani talenti ad emergere. L’idea di fondo è questa: nella musica non sempre gli artisti vivono in una grande città. Nelle capitali ci sono i tecnici, gli addetti ai lavori, ma spesso i musicisti nascono in provincia e rischiano di passare inosservati a chi sta nella metropoli. Per questo abbiamo pensato a questa cosa dei village: vogliamo proporci come scout, cacciatori di talenti, che andiamo a cercare nella rete dei luoghi di promozione musicale locali di cui parlavo prima e che poi portiamo a Milano, poniamo, per sei mesi, un anno di sperimentazione nei nostri spazi e con tutti i mezzi più adatti a dare forma a un progetto. Il nostro piano è cominciare già da settembre a organizzare un paio di eventi al mese, in varie città, e mettere in moto la macchina.

L’obiettivo è diventare un punto di riferimento per le realtà artistiche emergenti, ma comunque, come dicevo, non vogliamo fare tutto da soli. In questo senso, siamo già partiti alla ricerca di partner.

Poi intendiamo muoverci anche sul fronte della formazione. A settembre lanceremo vari corsi (ai quali potranno partecipare anche i soci di SMart), che faranno parte del percorso di incubatore culturale e centro di aggregazione che abbiamo scelto. Spazieremo dal più semplice appuntamento con avvocati all’ottimizzazione del lavoro in cuffia, fino ad arrivare a corsi di song writing, music management, sound branding, gaming, comunicazione. Inoltre, organizzeremo un evento a cadenza mensile di meet and great tra addetti ai lavori, che si pensiamo di chiamare LeParty.

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Nella rete dei vostri partner, appunto, è entrato di recente anche SMart. Per i soci della cooperativa è già possibile approfittare di un’agevolazione sui costi dei servizi che offrite nei vostri spazi. Voi come vedete questa collaborazione?

Per noi la cooperazione è fondamentale, e pensiamo anche che sia finita l’epoca della “segretezza”, per cui il modo in cui gestisci i tuoi soldi e il tuo lavoro è affar tuo. La nostra visione è che la contaminazione è la chiave del futuro, e SMart in questo senso è la chiave, perché può fornire agli artisti una serie di servizi e tutele fiscali e legali in maniera semplice e veloce. Spesso gli artisti sono talmente concentrati sulla loro arte da non prestare sufficiente attenzione a come funziona la realtà lavorativa. Per questo è molto importante anche la parte della formazione, che è l’altra attività che vogliamo costruire insieme a SMart, come spiegavo prima. Appuntamenti di formazione per scoprire i propri obblighi e i propri diritti e prendere il controllo totale della propria arte.