“Cooperative bene comune”, una riflessione fra ieri e domani

Copertina cooperative bene comune

“La cooperazione è una barca progettata e forgiata per un’epoca di grandi trasformazioni, e quell’onda certamente si è sollevata di nuovo; occorre prepararsi alla navigazione, studiando”: si chiude con questa frase la prefazione di Mattia Granata (Presidente del Centro Studi della Lega Nazionale delle Cooperative) al libro “Cooperative Bene Comune” uscito lo scorso agosto 2020 per Roma TrE-Press e che vanta la collaborazione di ben diciannove autori tra accademici e cooperatori.

Sono tre le sezioni che costituiscono la struttura del volume: identità, valori ed obiettivi; buone pratiche e nuovi orizzonti cooperativi; startup cooperative. Qui di seguito potete leggere un’intervista incrociata ai tre curatori del libro, Cécile Berranger (dottoranda in Economia e Geografia urbana), Salvatore Monni (docente di Economia dello Sviluppo presso Università Roma Tre) e Alessio Realini (Consigliere presso Smart Italia).

Come è nata l’idea di scrivere questo libro? A che esigenze risponde?

Salvatore: Noi curatori ci conosciamo da molto tempo, e da altrettanto portiamo avanti una riflessione sulle imprese cooperative, nel contesto universitario del master in particolare. Sulle imprese cooperative soprattutto a Roma e negli ultimi anni non è stato facile riflettere, l’attenzione mediatica spesso è più rivolta alla cronaca che all’area di studio e ricerca. Ma questa riflessione che portiamo avanti da anni ha una domanda che ricorre ed è “l’impresa cooperativa è davvero è così diversa dall’impresa capitalistica?”. È solo una cosa che ci raccontiamo noi o c’è veramente una differenza? Da questo interrogarsi sulle peculiarità dell’impresa cooperativa viene questo libro, in cui si mette l’accento su un dettaglio molto importante che è propria l’espressione “impresa cooperativa”. Non bisogna dimenticare che le imprese stanno dentro il mercato e si confrontano con altre imprese: come si fa a coniugare l’essere “impresa” con i valori della cooperativa che sono così diversi da quelli delle imprese capitalistiche? Troppo spesso la mediazione avviene al ribasso, e la cooperativa diventa come l’impresa capitalistica, mentre è l’impresa cooperativa che dovrebbe cambiare quella capitalistica. Questa è la sfida centrale, la cooperativa deve essere in grado di essere competitiva sul mercato mantenendo le caratteristiche valoriali che la contraddistinguono. Questo libro cerca di rispondere alla sfida e lo fa con alcune caratteristiche fondamentali, tra cui la possibilità di scaricarlo gratuitamente e la scelta di autori “misti”, sia accademici che cooperatori.

Questo lavoro è nato a seguito della pandemia da Covid 19 oppure era già in corso d’opera? In che modo – se lo ha fatto – la pandemia ha modificato la visione che ne sta alla base?

Cécile: L’idea è nata a fine luglio 2018, abbiamo iniziato a strutturarlo nell’ottobre dello stesso anno, i vari contributi sono stati raccolti nel corso nel 2019, ma gli ultimi mesi hanno inevitabilmente un po’ cambiato il libro: alcuni autori hanno chiesto di revisionarlo, e la pandemia ha dato una forma all’introduzione e alla conclusione. Durante l’emergenza sanitaria, del resto, le imprese cooperative hanno saputo dare una risposta a diverse esigenze, in primis alla gestione collettiva dei beni comuni, marcando una spinta inusuale proprio verso la direzione del bene comune.

Nel quarto capitolo del libro viene descritta la distribuzione territoriale, temporale e settoriale dell’universo cooperativo italiano: cosa ne emerge?

Salvatore: Il capitolo nasce da una sollecitazione della professoressa Zamagni che nel corso di un dibattito osservava come non si riesca mai a capire quante siano le cooperative in Italia, quali siano quelle vere e quelle finte, e da qualche anno con il Centro Studi di Legacoop ci siamo detti che avremmo provato a dare una risposta, e infatti questo capitolo è stato scritto insieme a Mattia Granata che è il responsabile del Centro Studi. Dare una risposta alla domanda “quante sono le cooperative in Italia?” è fondamentale. Se ci si limita alle sole imprese cooperative, leggendo i numeri si hanno risposte contro intuitive rispetto alle cose che chi fa impresa cooperativa immagina: si può osservare che sono tante e piccole dove non le si immagina, e poche dove invece si penserebbe essercene molte perché preesiste una cultura cooperativa più forte. Dunque, quello che si è cercato di fare è di analizzare e mostrare come leggere i numeri con attenzione: ad esempio se si guarda la mappa sulla longevità delle imprese cooperative si può osservare la differenza fra regioni, e tornano alcuni conti. In ogni caso la novità è cercare di capire per la prima volta cosa significano veramente questi numeri. Dietro la domanda sottesa al capitolo 4, è bene esplicitarlo, c’è una delle grandi battaglie del movimento cooperativo odierno, ovvero quella contro le false cooperative. Studiando i numeri, studiamo anche quanto sono vere. È un lavoro che deve servire come strumento per portare avanti una battaglia vitale per il futuro del mondo cooperativo.

Nella terza sezione vengono raccontate diverse esperienze di innovazione mutualistica: in base a che criterio sono state scelte e qual è il filo comune che le lega?

Alessio: Le sei start up di cui si parla nascono da un progetto importante e visionario di Coopfond che si chiama Coopstartup, nato qualche anno fa nell’idea di mettere a disposizione risorse ed esperienza del movimento cooperativo a gruppi di giovani per poter fondare startup cooperative. Conoscendo da tanti anni il progetto, abbiamo interrogato i referenti per individuare esperienze che potessero rientrare in tre macroaree: sviluppo urbano, natura e ambiente, e turismo esperienziale. Ogni realtà ha delle caratteristiche uniche, ciascuna risponde a esigenze diverse, ma si è notato che sono intersettoriali, non rientrano nei confini dati dal movimento cooperativo. Coopstartup è una realtà molto vivace e le esperienze raccontate all’interno del libro trasmettono anche questo. Inoltre, una caratteristica unica delle esperienze di Coopstartup è che nascono dallo stesso movimento cooperativo, che decide di finanziare queste realtà spesso in competizione con altre già esistenti. Un ultimo punto fondamentale è quello legato ai giovani: nel libro c’è una parte dedicata ai cooperatori under 40, è un tema che bisogna affrontare per legarlo a quel discorso di valori e principi che il movimento cooperativo deve riprendere in mano.

Salvatore: Bisogna sottolineare anche che Coopstartup ha messo a disposizione – in appendice al capitolo 8, scritto da Barbara Moreschi – la lista di tutte le startup cooperative che ha fatto nascere in questi anni, e questo è uno strumento molto utile, credo sia la prima volta che viene messo a disposizione in maniera così puntuale con i nomi delle cooperative e il tipo di attività. Anche per avere un quadro completo credo che sia un’appendice importante.

Alessio: Anche il legame dei giovani con le università non va dimenticato, nell’idea soprattutto di ampliare il bacino di utenza. Un’ulteriore motivazione di averli inseriti all’interno del libro è questa, far conoscere a tanti ragazzi che esistono alternative.

Nel volume si racconta molto del passato e del presente del movimento cooperativo: cosa si può dire riguardo alle evoluzioni future?

Cécile: La parte II del libro si intitola proprio “nuovi orizzonti cooperativi”: si parte dal presente con la mappatura di cui parlava Salvatore e poi vengono analizzati tre casi che vanno a identificare il futuro dell’impresa cooperativa. C’è un capitolo sul place-making cooperativo, che parla delle coop come strumento per permettere ai cittadini di ridisegnare le loro cittàpoi un capitolo che racconta le piattaforme cooperative, quindi all’interno della gig economy. L’impresa cooperativa, soprattutto negli Usa, si sta proponendo come vera e propria alternativa ai grandi colossi della Silicon Valley. Nella conclusione si parla infine di questi empori di comunità nati negli anni Settanta negli Stati Uniti, realtà che stanno prendendo vigore negli ultimi anni anche qui in Europa: sono un’alternativa al supermercato classico e ai negozi biologici di lusso, perché permettono a tutti di avere accesso a cibo di alta qualità a prezzi onesti, grazie a soci volontari che offrono il loro tempo.

Salvatore: Io credo che molto, per quanto riguarda il futuro, sia nel titolo del libro: la cooperativa può essere un elemento centrale per un nuovo modello di sviluppo. C’è una crisi di sistema che dura dall’inizio degli anni Settanta ed è più di carattere strutturale che congiunturale: in questo tentativo di costruire risposte ci sono istanze molto radicali, e poi le istanze legate invece al mondo cooperativo, che sono radicali ma stanno dentro al sistema; un tentativo dunque di rispondere al fallimento del modello capitalistico di gestione dei beni, soprattutto di beni essenziali. Per superare la crisi attuale l’impresa cooperativa può essere una risposta: c’è un condividere l’utilizzo dei beni, un bene comune appunto, che è qualcosa di alternativo all’utilizzo del bene per trarne profitto. E la cosa importante da dire è che questo non si propone come modello di rottura perché l’impresa cooperativa è appunto pur sempre impresa, e in questo senso può costituire uno strumento per un cambio di modello di sviluppo. Volendo fare un esempio pratico mi viene in mente lo spopolamento della zona appenninica: quello è il cuore dell’Italia, se si svuota quella dorsale l’Italia diventa una cosa diversa da quella che è sempre stata. Ecco, le imprese di comunità possono essere un modo per far rinascere quella parte di paese, riportare le persone in aree che oggi sono disabitate. L’impresa cooperativa è la proposta di un modello di sviluppo che più si avvicina a quello che è la complessità territoriale del paese.

Concludendo, qual è l’obiettivo di una pubblicazione come questa e quali le sfide che contiene?

Alessio: Le sfide sono chiare per tutti noi, sono sotto i nostri occhi, partendo dalla coesione sociale, attraverso la precarizzazione del lavoro e fino alla questione ambientale per poi toccare altre questioni come lo spopolamento dei piccoli centri cui accennava Salvatore. L’orizzonte e il futuro cooperativo devono rispondere a queste emergenze, fornendo risposte concrete come ha sempre dimostrato di saper fare: più lo faremo, più il movimento cooperativo sarà visto come uno strumento fondamentale per la gestione dei beni comuni e per il sistema economico.

Salvatore: La sfida è in ultimo quella di riflettere sulla cooperativa come bene comune: bisognava cambiare l’oggetto della discussione sull’impresa cooperativa, mettere al centro il ruolo dell’impresa cooperativa. Noi chiudiamo il libro sottolineando come non ci sia presunzione da parte dell’impresa di essere esaustiva, siamo per una biodiversità, tutte le imprese sono utili affinché il mercato funzioni, consapevoli che la cooperativa deve svolgere un ruolo complementare rispetto a quello dell’impresa pubblica e di quella capitalistica. Oltre a questo, cercare di diminuire la distanza fra il mondo della cooperazione e l’accademia: lo abbiamo fatto scegliendo collaboratori misti, cooperatori e accademici, ma legando il volume a una collana universitaria il che era importante dal punto di vista del rispetto e del rigore. Il passo ulteriore è farne una versione inglese, per adeguare la proposta editoriale e aprirsi a un pubblico globale. Inoltre, abbiamo molte idee per sviluppare questo lavoro: ne trarremo articoli scientifici ma anche divulgativi, affinché possa essere uno strumento valido per tutti.

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