Orientarsi non basta, se non sai chi sei

 

Materiali da Works in Progress: intervista con Chiara Bonomi

“Hai mai visto un curriculum che dica non sono orientato all’obiettivo, sono asociale e non prendo mai in considerazione la squadra?”
Basta questo per dire che quelle parole per un CV sono inutili, mi dice Chiara Bonomi. Di mestiere formatrice professionale tra gli altri anche per Unbreakfast, la rete italiana di formazione nata per agevolare i manager a riorientarsi nel mercato del lavoro. Di sé dice che è una “freelance pentita”, ma certamente non è rimasta con le mani in mano. Trovare le parole giuste, descriversi correttamente e rimanere fedeli alle proprie attitudini può sembrare difficile in un mercato dove siamo sempre costretti a reinventarci. Ma la verità è che la chiave per farsi notare e per inseguire i propri sogni sta nel “conosci te stesso”.

A Works in progress 2018 Chiara Bonomi ha curato il workshop Ricomincio da me: percorso per trovare i propri punti di forza e iniziare a raccontarli al mercato, insieme a Elizabeth Camerini e Paola Pesatori.

Com’è che si ricomincia da se stessi?

“Con l’esercizio… Ma proprio nel senso di un esercizio specifico con cui cominciamo il workshop, e in cui chiediamo ai partecipanti di raccontarsi a vicenda un’esperienza personale che a loro avviso è stata particolarmente di successo. Chi ascolta deve poi restituire alla persona un profilo fatto di competenze, conoscenze e attitudini”.

I tre fari dell’autocomprensione professionale…

“Certo. Ovviamente il formatore affianca i partecipanti per aiutarli nella restituzione”.

Come sono i racconti e le risposte che senti, mediamente? Insomma, quale grado di consapevolezza diresti che c’è tra le persone che formi?

“Direi che l’unico tratto comune tra i partecipanti ai miei corsi è il fatto di avere un’esperienza consolidata. Per il resto, sono persone di tutti i tipi, dalle formazioni diverse e variabili: è difficile dare un giudizio medio. Sicuramente alla fine tutti riescono a parlare e partecipano attivamente”.

E quali sono i risultati?

“Beh, alcuni hanno davvero cambiato i loro progetti, quindi la visione che hanno di sé come professionisti. Ma il nostro obiettivo non è tanto questo, quanto insegnare alle persone a fare un discorso davvero credibile su se stessi, perché fondato su un’esperienza vera”.

Pensi che questo corso sia utile per un freelance?

“È utile soprattutto per i freelance, perché li aiuta a presentarsi meglio sul mercato. E visto che loro devono farlo continuamente, è chiaro che funziona di più se lo fanno con maggiore consapevolezza”.

Chiara precisa di non credere alle retoriche dei freelance. Per lei la capacità di scelta di un freelance resta comunque limitata sul mercato odierno. Se la consapevolezza personale aiuta a capire quali compromessi si dovranno ritenere sempre inaccettabili, poter contare su tutele e garanzie è fondamentale per poter garantire la propria dignità professionale. Noi di SMart lo sappiamo bene.