Smart in Progress, racconto di un processo partecipativo

Smart in Progress

Come si sviluppa una cooperativa, in un’ottica di crescita quantitativa e qualitativa, nel tempo? In che modo è possibile agire virtuosamente, secondo linee di indirizzo che nascono dal confronto e dalla discussione fra i soci stessi? Quali sono le modalità per rendere la partecipazione una realtà effettiva affinché non resti una parola vuota? Qui proveremo a raccontare “Smart in progress”, che sta avendo luogo nel presente della nostra cooperativa. Cominciamo dal principio.

Quattro anni fa, in Belgio, Smart ha avviato un processo di partecipazione chiamato appunto “Smart In Progress”. Il punto di partenza era questo: il modello Smart si basa su una democrazia economica, solidale e partecipativa di diversi soci che gestiscono le loro attività all’interno di un sistema di regole e tutele che definisce la società cooperativa. Questa è una sfida comune a tutte le Smart d’Europa (Belgio, Francia, Italia, Germania, Svezia, Paesi Bassi, Austria, Ungheria e Spagna), e lo scorso giugno, durante le assemblee generali di Smart Belgio e Francia, sono state votate le priorità di “Smart In Progress” per continuare a lavorare sul progetto Smart.

Qui da noi il processo è ufficialmente partito, significativamente in un momento storico piuttosto delicato e caratterizzato da un’incertezza diffusa, con l’avvio di tre tavoli di lavoro iniziati il 6, 7 e 8 luglio, tramite la piattaforma Zoom. L’obiettivo, fin dal primo incontro, è stato inquadrare il senso di ogni singolo tavolo per poterne poi esporre le principali finalità nel corso dell’Assemblea dei Soci del 16 luglio successivo, e naturalmente capire con i partecipanti e gli interessati come poter organizzare il processo di lavoro, le comunicazioni, la condivisione dei materiali e dei report.

I temi su cui lavorano i 3 gruppi sono: RICERCA E SVILUPPO, FORMAZIONE e DENTRO E FUORI DAI BANDI.

Rendere conto di quanto avviene di volta in volta all’interno dei vari gruppi è piuttosto complesso e forse riveste anche un interesse relativo: ciò che ci interessa far passare è la reale possibilità ed efficacia di un processo dilatato nel tempo (ma non all’infinito: ogni tavolo ha disposizione un massimo di un anno per portare a termine il proprio ciclo di lavoro!) che abbia come scopo e come mezzo (la coincidenza di questi due aspetti è importante) la partecipazione della base societaria ai processi decisionali. Quello che segue è dunque un racconto per suggestioni, che non ha pretesa di esaustività ma vuole avvicinare e far trapelare quello che sta avvenendo.

Ogni primo incontro ha visto la partecipazione di due membri dello staff Smart e del presidente Donato Nubile, che ha sottolineato le motivazioni profonde del processo e il valore che esso assume per la cooperativa e per i soci tutti: SIP (questo è l’acronimo con cui amichevolmente chiamiamo l’iniziativa) è un’occasione di ascolto e di comprensione reciproca, che ha come finalità una progettualità comune. Affinché questo lavoro possa funzionare, è necessario mettere subito in chiaro le regole con cui deve e può funzionare. Cesare Frignati e Morea Velati, consiglieri Smart, presenti ai primi incontri, hanno ricapitolato le regole del processo, che sono reperibili anche sul sito.

Smart in Progress: gruppo Ricerca e Sviluppo

Posto che il modello Smart si caratterizza per l’innovazione nell’imprenditoria creativo-culturale, l’obiettivo è esplorare i diversi scenari in cui Smart opera, per mettere a fuoco i problemi comuni e innovare nel modo di dare soluzioni. Questo anche tenendo conto delle differenze che esistono tra le attività che si sviluppano all’interno di Smart, alcune delle quali raggiungono le dimensioni e le complessità di vere e proprie “imprese nell’impresa”.

Una delle proposte di lavoro presentate già durante il primo incontro consiste nel definire un nuovo livello di servizio, un meccanismo grazie al quale i soci possano beneficiare non solo della certezza del pagamento del compenso ma anche dell’anticipo del rimborso delle note spese. Questa proposta – a prescindere da ciò che ne verrà – è l’esempio perfetto per comprendere come “Smart in progress” sia luogo (virtuale e reale) i cui si innesca un pensiero produttivo sulla gestione dei processi. La proposta del socio dà il via a una serie di riflessioni che beneficiano dell’apporto esperienziale e culturale di tutti i partecipanti al tavolo.

Un’altra esigenza subito emersa e caldeggiata da molti soci è legata ai temi della collaborazione e del networking: c’è molto da discutere in relazione alle modalità con cui sviluppare connessioni fra i soci, qualcuno suggerisce la creazione di un database in cui ogni socio possa presentare se stesso e la propria attività, alla scopo di sviluppare nuove possibili relazioni lavorative; qualcun’altro suggerisce di affrontare la questione da un punto di vista territoriale, per favorire connessioni legate alla presenza fisica in un’area di lavoro.

La discussione si giova molto, è stato evidente fin da subito e fin dal primo gruppo, della presenza di professionisti di aree e competenze differenti: non è rappresentato solo lo spettacolo dal vivo, fra i partecipanti al primo tavolo ad esempio possiamo annoverare fotografi, consulenti in ambito comunicazione, tecnici, produttori di contenuti, oltre ad attori o gestori di attività legate al teatro. Non ultima, l’importanza di un gruppo che rifletta sulle possibilità di gestione e miglioramento delle condizioni dei lavoratori del settore creativo-culturale, risiede nella possibilità di portare un valore aggiunto nel confronto con le pubbliche amministrazioni, ancor più in un momento storico atipico dovuto all’emergenza Covid.

Smart in Progress: gruppo Formazione

Anche in questo caso sono rappresentate diverse categorie professionali, che includono formatori aziendali, freelance in ambito comunicazione, attori e attrici, un tecnico luci, formatori teatrali con focus sull’infanzia. Un gruppo composito che da subito ha messo al centro alcune istanze: un possibile sviluppo delle attività nate come Smart Agorà nel corso del lockdown, la necessità di formazione aggiuntiva per i soci sulla gestione delle attività post-Covid, l’opportunità o meno di una mutualizzazione delle formazioni. Le domande a cui dare una risposta sono molte. Come si può auto-organizzarsi per coprire questi bisogni formativi? È possibile e utile proporre modelli a partire dalla solidarietà della formazione?

Entrando nel dettaglio, qualcuno pone il tema di una possibile selezione dei formatori e delle eventuali ricadute che questa selezione (operata da chi e in base a quali criteri?) possa avere sulla cooperativa stessa: Smart Agorà (format nato quasi spontaneamente in una situazione di bisogno  e in un contesto emergenziale) deve continuare ad essere uno strumento di puro supporto mutualistico e deve evolvere come opportunità lavorativa, diventando luogo che semplicemente ospita un corso di formazione ed è attrezzato per transare un pagamento?

Uno dei partecipanti al tavolo suggerisce che forse è necessario scindere due filoni paralleli, uno legato a un possibile strumento da mettere a disposizione dei soci, l’altro rivolto alla formazione interna dei soci stessi. Anche qui, le questioni da affrontare sono molte, e molto interessanti, perché inevitabilmente contribuiscono a definire l’idea stessa che i soci e la cooperativa hanno di sé.

Smart in Progress: gruppo Dentro e fuori i bandi

L’ultimo e terzo tavolo di lavoro ha la finalità di esplorare il campo legato ai finanziamenti, tramite il meccanismo della partecipazione a bandi. Questo tavolo avrà il compito di studiare i meccanismi di lavoro, e di mettere sul tavolo alcune regole del gioco che permetteranno un beneficio comune su questi meccanismi di finanziamento. Fra le istanze emerse quasi subito c’è la volontà di molti di formarsi rispetto alla capacità di partecipare correttamente a bandi, ma questa è un’esigenza che ad esempio va riportata al gruppo formazione, e rende evidenti le connessioni che esistono fra i vari gruppi di lavoro. I temi da affrontare sono piuttosto legati alle modalità con cui Smart interviene attualmente nella partecipazione a bandi, che finora non hanno voluto privilegiare alcuni soci piuttosto che altri: a quali condizioni dev’essere giusto che funzioni questa partecipazione in modo che sia sostenibile?

Ecco che il focus del gruppo saranno da un lato le regole di partecipazione ai bandi (modalità di partecipazione ai bandi in cui Smart può presentare un numero limitato di candidature, ruoli e responsabilità dei soci e dello staff Smart nella la preparazione della candidatura, gestione delle tempistiche e delle rendicontazioni, possibilità di coinvolgimento di  altri soci); d’altro lato la possibilità per Smart di fare da capofila per la presentazione di un progetto extrabando (a quali condizioni, secondo quali criteri anche di natura etica, e così via).

Conclusioni

A margine del cuore delle tematiche affrontate, ogni gruppo sta poi decidendo anche delle modalità di lavoro: quali sono gli strumenti migliori per portare avanti la discussione? Come potersi connettere con gli altri tavoli in corso, anche considerato che alcune delle istanze in corso di valutazione (vedi quella sul censimento a scopo networking dei soci) sono comuni a tutti? Ad oggi i tre gruppi si trovano più o meno tutti al terzo incontro, e il loro cammino partecipativo sembra aver preso il via nel migliore dei modi.

Sono molto contento perché “Smart in Progress” è stato un progetto più volte rimandato e animato in principio da molti dubbi. Ma quando hai a che fare con le persone fare previsioni è spesso inutile” racconta il presidente Smart Italia Donato Nubile. “E così è successo ad esempio che il gruppo che sulla carta sembrava doversi occupare del tema più ostico, Ricerca e Sviluppo, è quello che mentre parliamo appare più dinamico e partecipato. In generale il processo è partito molto bene, e sono convinto potrà portare risultati importanti, perché i tavoli sono trasversalmente partecipati e i temi stessi che affrontano sono trasversali. In questi primi incontri hanno trovato conferma alcune esigenze di cui spesso anche come staff si era parlato in passato, ad esempio quello legato alla territorialità. E a questo proposito osservo che questi gruppi costituiscono una prima ossatura di una rete di soci: ancora una volta è lavorare insieme ciò che produce conoscenza, cooperazione, senso di appartenenza. Sarà interessante capire come accompagnare la gestione dei processi per far sì che la frustrazione connaturata ad ogni grande iter partecipativo sia minore possibile”.