VOCI DAI SOCI: INTERVISTA A UMBERTO BANTI

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Umberto Banti, attore e formatore

Continuano le interviste ai soci Smart: un modo per raccontare la molteplicità delle esperienze artistiche e lavorative che stanno dietro al mondo cooperativo Smart, senza tralasciare uno sguardo sul presente e sulla peculiarità della situazione che la pandemia ha generato nell’ultimo anno. A raccontarci qualcosa di sé e del suo lavoro questa volta è Umberto Banti, attore e formatore presso importanti scuole di teatro del milanese nonché presso il M.A.S. Music, Arts & Show, e all’interno di numerose realtà scolastiche. Co-direttore artistico – dal 2007 al 2011 – della rassegna dei Centri Socio Ricreativi e Culturali del Comune di Milano, ha collaborato al coordinamento e all’organizzazione di workshop con aziende operanti nel settore della consulenza e formazione per lo sviluppo delle risorse umane.

Qui l’elenco delle interviste precedenti.

L’attore-autore Davide Verazzani, il collettivo di Aroundtheworld.coop, il gruppo musicale La Rappresentante di lista, l’attrice-doppiatrice Simona Patitucci, la fumettista Pat Carra, il fotografo Corrado Bonora, il graphic e web designer Marco Calabrese.

Come è nato il tuo lavoro e in che cosa consiste?

La mia formazione è avvenuta presso COMTEATRO e LIIT (Lega Italiana Improvvisazione Teatrale), e come molti ho negli anni approfondito vari aspetti dell’attività attorale attraverso workshop e seminari con professionisti di varie discipline (solo per citarne alcuni,  Claudio Morganti, Danio Manfredini, Claudio Orlandini, John Strasberg, Serena Sinigaglia…). Col tempo all’attività di attore si è affiancata quella di insegnante. Ho tenuto docenze presso importanti scuole di teatro nel territorio milanese, presso il M.A.S. Music, Arts & Show, e non ultimo ho condotto numerosi corsi per adulti, adolescenti e bambini anche all’interno delle realtà scolastiche. Poi sono stato co-direttore artistico della rassegna dei Centri Socio Ricreativi e Culturali del Comune di Milano nelle edizioni degli anni 2007, 2010 e 2011. Infine ho collaborato al coordinamento e all’organizzazione di workshop con aziende operanti nel settore della consulenza e formazione per lo sviluppo delle risorse umane.

In che modo la pandemia ha impattato sulla tua attività, se lo ha fatto?

La pandemia ha creato una situazione di apnea soffocante, sia dal punto di vista dello spettacolo dal vivo che della formazione: sono stato fermo diversi mesi, a parte alcune rare occasioni di formazione online, e il periodo estivo, nel quale è stato possibile lavorare un po’ di più. Anche per la formazione teatrale c’è stata crisi, anche se si potrebbe pensare che l’online abbia “salvato” almeno questo ambito, perché nella realtà è stato difficile mantenere l’attenzione: la gente era troppo presa da altre preoccupazioni e dai disagi causati dal lockdown. Per quanto riguarda me, fortunatamente non sono stato costretto a fare altri lavori rispetto a quelli abituali, ho approfittato del tempo di inattività per fare formazione professionale per me stesso, seguendo un corso (utile alla mia attività di formatore) che avevo rimandato continuamente e che a fine 2020 ho finalmente svolto.

Come hai incontrato Smart? Cosa ti ha spinto a entrare a far parte di una cooperativa di lavoratori?

Ho conosciuto Smart attraverso alcuni colleghi, quindi grazie al passaparola. C’è stato anche un fattore di prossimità legato al fatto che ho collaborato con Campo Teatrale (sede milanese della cooperativa, ndr) e con molte persone che ci lavorano. Utilizzo Smart per lavorare, per usufruire dei servizi amministrativi, per avere certezza del pagamento, e sono stato sempre seguito molto bene. Avrei forse potuto sfruttarne ancora di più le possibilità, ma in ogni caso quello che vedo è una grande attenzione in tutti gli aspetti del lavorare. Giusto per citare un esempio, tempo fa ho avuto una sorpresa negativa con un committente che ha pagato con grande ritardo: è stato molto spiacevole e in questo caso il fatto che Smart pagasse il mio compenso nei tempi corretti è stato fondamentale. Poi, al di là degli aspetti pratici, si avverte chiaramente che Smart è un’impresa condivisa, anche per chi la vive in modo “periferico” come me è palpabile questo tipo di atmosfera.

Come vedi il futuro della tua professione?

Artisticamente questi due anni mi hanno messo molto in crisi, anche in termini molto intimi di entusiasmo e di desiderio nei riguardi della mia professione, è tutto molto, troppo, instabile. Per quanto mi riguarda sono più ispirato dal punto di vista del settore della formazione, che è fondamentale nell’ambito della crescita personale dell’individuo e può essere molto importante anche nelle organizzazioni per le risorse umane.

Ritieni che durante la pandemia sia in qualche modo aumentato il senso di appartenenza alla cooperativa? Credi che, in generale, crisi come quella che stiamo vivendo possano spingere verso una maggiore cooperazione?

Decisamente. In generale nel settore dello spettacolo dal vivo è rinato un grande interesse nel mettersi assieme, e per la prima volta ho avvertito una sensazione di compattezza, i risultati che poi ci saranno li vedremo nel tempo. Io non posso definirmi un attivista, ma seguo ad esempio il lavoro del collettivo di Attrici e Attori uniti, e di molti altri colleghi che si stanno impegnando tanto per il nostro settore, li ammiro e li ringrazio.

In un contesto come quello attuale cooperative come Smart sono decisamente importanti.

Durante la pandemia ritieni che essere stato socio di Smart abbia rappresentato un valore aggiunto?

Penso di sì, basta citare l’iniziativa del Plan Corona: ho ricevuto un anticipo sui rimborsi spese, un aiuto concreto che ho apprezzato moltissimo e che è stato un segnale positivo e di fiducia in un momento di grande smarrimento collettivo.

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